Oggi stavo sguazzando per le vie del web e mi sono imbattuto in questo video.
Per me non ha bisogno di commenti. Non aggiungo altro. Il buon Marco capirà.
Michele Valli
venerdì 22 maggio 2009
martedì 19 maggio 2009
Le stranezze del calcio

Giocatrice tifa Barca allo stadio. E l'Espanyol la licenzia
Per colpa di Facebook Noemi Rubio è stata sorpresa a tifare Barcellona alla finale di Coppa del Re e il suo club, acerrimo rivale dei blaugrana, l'ha sospesa e non le rinnoverà il contratto: "Ci ha mancato di rispetto"
MILANO, 19 maggio 2009 - Noemì Rubio non dimenticherà facilmente il 13 maggio 2009. Questa data, che ricorda la vittoria della Coppa del Re da parte del Barcellona dopo vent'anni, ha coinciso anche con il suo quasi-licenziamento. Proprio a causa del Barça. Perché Noemi, giocatrice della squadra femminile dell'Espanyol, è stata sospesa dal club per essere stata beccata al Mestalla a tifare per i blaugrana.
COLPA DI FACEBOOK — La Rubio, comunque, ha commesso un'ingenuità. Non si può definire altrimenti l'aver caricato sulla sua pagina di Facebook una foto nell'area antistante allo stadio di Valencia. Con tanto di faccia pitturata dei colori sociali del Barcellona. Più la sciarpa. L'Espanyol ha notato tutto quanto e ha deciso di usare le maniere forti, almeno dal punto di vista disciplinare.
CONTRATTO IN SCADENZA — Così, lo scorso fine settimana, è scattata la sospensione nei confronti di una delle giocatrici, peraltro, più forti della squadra. L'Espanyol ha chiuso il campionato femminile al quarto posto, e la Rubio con ogni probabilità non vestirà più la maglia biancoblù, visto anche che il suo contratto è in scadenza. Coincidenze?
MANCANZA DI RISPETTO — "Noemì ha mancato di rispetto al club che la paga, e dove gioca da quattro anni per sua scelta". Queste le parole durissime del consigliere dell'Espanyol con delega alla squadra femminile, Josep Ramiò, a una radio catalana. "Quando si è parte di una squadra la si rappresenta anche fuori dal campo: sa bene quali sono i valori della società e deve adattarsi", ha chiuso Ramiò. Ma ormai è troppo tardi. Intanto su Facebook sono già nati dei gruppi a sostegno di Noemì: piccola soddisfazione.
Alessandro Ruta
Il calcio è proprio strano....
domenica 19 aprile 2009
Da vomitare...

Ieri prima della partita Michele Valli raccontava le sue speranze su un match che si auspicava entusiasmante e ricco di emozioni. La partita, sfortunatamente, ha deluso le aspettative non solo, penso, dei tifosi delle due squadre ma ancor più della gente civile. Nella noia infinita di una tenzone parca di episodi significativi risuonavano i cori dell'arguta curva juventina che rivolgevano a Balotelli i peggiori epiteti razzisti. E' notizia di oggi che sull'episodio sia stata aperta un'inchiesta che sorgerà ed inevitabilmente tramonterà con qualche DASPO, se va bene. Personalmente la cosa mi ha lasciato schifato ma purtroppo non sorpreso. E' infatti ormai evidente come le curve degli stadi siano zone franche in cui persone poco dabbene si infiltrano, accanto a tifosi che magari sono sul serio lì per tifare la propria squadra del cuore, per fare ciò che più loro aggrada, dalle minacce ai pestaggi, dallo spaccio e consumo di stupefacenti agli insulti razzisti. Il calcio italiano sta vivendo una parabola dicendente che allo stato attuale non vede ancora il fondo, complici e conniventi le stesse istituzioni - calcistiche ma non solo - restie, o forse incapaci, di prendere i provvedimenti adeguati. Eppure, ce lo insegnano da bambini che per imparare qualcosa bisogna confrontarsi con chi è riuscito nei propri intenti e studiare. Suggerisco, nel mio piccolo, un nome e un cognome: Margaret Thatcher.
Pier Francesco Poli
sabato 18 aprile 2009
Semplicità

Siamo al derby d'Italia.
La partita dell'anno. Dicono.
La partita che deciderà uno scudetto. Dicono.
La partita che dirà chi tra Mourinho e Ranieri è il migliore. Dicono.
Ne dicono di cazzate.
Si sa, per vendere si fa (e si scrive) di tutto. La mia speranza è che quella di stasera sia una partita spettacolare, stile Chelsea - Liverpool di qualche giorno fa, con molti gol e azioni spettacolari. Un progetto decisamente utopistico per una partita. Sarebbe senza dubbio un segnale anche per quelli che considerano il nostro calcio solo tattica e poco agonismo. Sarebbero due ore vissute in maniera intensa, emozionante, passionale. Divertenti. Per tutti coloro che tifano le due squadre ma anche per quelli che senza troppe pretese saranno seduti in un bar a bere qualcosa e in un continuo crescendo di emozioni si lasceranno coinviolgere dalle azioni del match. Ed è proprio qui che sta il punto. Juve - Inter (e tutte quelle partite di cartello del nostro campionato) devono tornare a essere quelle partite che sanno coinvolgere tutti. La grande attenzione mediatica che hanno deve essere giustificata dalla spettacolarità della partita. E non viceversa. Il calcio nasce proprio sotto questo spirito, la sua popolarità è cresciuta sempre di più grazie alle semplicità delle emozioni che suscitava nel tifoso. Così deve tornare ad essere, come lo è in larga parte in Inghilterra, come lo vivo io. Senza moviola in televisione. Senza incazzarsi al bar per un rigore dato o non dato, sempre mantenendo il controllo di sé stessi perché alla fine è un gioco. Ci si può arrabbiare, si può rimanere male, si può eccedere ma solamente nelle esultanze. Forse è tutto scritto con troppa semplicità ma è anche giusto cercare di ricordare che il calcio è semplice nella sua essenza. E' difficile dire se il rigore c'era o non c'era, è semplice essere felici dopo un gol. E' difficile stabilire se il giocatore era in fuorigioco con la spalla o il bacino, è più semplice non parlarne e accettare lo sbaglio o meno. E' difficile non insultare un giocatore avversario, è più semplice incoraggiare i propri. Approcciarsi al gioco del calcio è molto più semplice di quanto sembri. Senza stare troppo a pensare che l'arbitro dovrà essere fortunato e aiutato da collaboratori, giocatori e pubblico. Senza pensare che un modulo sia migliore di un altro. Abbiamo visto più volte che non sono tattiche o conferenze stampa a rendere le partite più o meno spettacolari. Io spero in questo. Che si vinca o che si perda il calcio continua. Come sempre, anche dopo questa partita.
Michele Valli
sabato 4 aprile 2009
Un esempio (in ambito sportivo) della disinformazione italiana
Ho da poche ore assistito sulla mia pelle ad un tipico esempio di disinformazione eseguito nella più tipica forma italica, cioè a mezzo stampa. Questo il fatto: come molti sanno faccio parte dell'AIA (Associazione Italiana Arbitri) da circa quattro anni. Accade così che girando in internet incappo in questa notizia: Nicchi - che è il presidente neoeletto dell'AIA - afferma: "Per gli arbitri niente Facebook e simili". Incuriosito dal titolo entro nel merito dell'articolo e leggo che Nicchi dispone che agli arbitri è vietato fare qualsiasi dichiarazione pubblica che non sia stata previamente autorizzata, comprese quelle effettuate mediante facebook o blog, e che ai direttori di gara è altresì vietato partecipare ai gruppi di discussione. Si legge altresì che agli arbitri è vietata qualsiasi dichiarazione pubblica anche a mezzo e-mail, sito internet, mailing list, forum, blog e simili e che a coloro che violino tale disposizioni sono riservate sanzioni. Ma doopo un immediato controllo della circolare effettuato con trepidazione perchè un'eventuale conferma di quanto detto dalla rosea avrebbe comportato le mie dimissioni immediate dall'associazione, si scopre la realtà delle nuove norme e soprattutto il totale stravolgimento della realtà effettuato. L'articolo di gazzetta.it infatti riesce addirittura a modificare il titolo della circolare (!) che passa da "disposizioni sancite dal regolamento AIA in materia di riservatezza e comunicazione su materie di rilevanza istituzionale" (corretto) a "regole per la riservatezza e la comunicazione istituzionale"(errato) con un evidente stravolgimento del contenuto. In realtà, il provvedimento altro non è che un adattamento alla realtà virtuale della regola, già esistente, che prevede che i direttori di gara non possano parlare pubblicamente delle partite da loro dirette e di fatti ad esse inerenti. La cosa allarmante è che un giornale che ha così tanta visibilità come la Gazzetta dello sport si permetta di diffondere informazioni falsate sino a questo punto, tentando di distorcere palesemente l'informazione italiana riguardo ad un punto così delicato come la libertà di pensiero. Ma in effetti, considerato che siamo in Italia, tutto ciò è perfettamente normale e assolutamente non sorprendente. Il "pezzo" di gazzetta.it
Pier Francesco Poli
Pier Francesco Poli
venerdì 3 aprile 2009
Il gobbo perde il pelo

Rimbalza sul web da qualche giorno un articolo firmato dall'avv. prof. dott. Paco D'Onofrio e comparso sul sereno e imparziale Tuttosport. Il D'Onofrio, sedicente "esperto di giusizia sportiva", si inerpica in profonde riflessioni: "[la Juventus] si è sempre dichiarata e professata quasi 'vittima' del presunto travalicamento di mansioni che il suo ex Direttore Generale, Luciano Moggi, avrebbe perpetrato nel tempo", perciò dopo il proscioglimento della persona giuridica Juventus S.p.A. dal processo napoletano per Calciopoli "gli scudetti revocati andrebbero riassegnati, quale effetto reversibile di una pronuncia della giustizia sportiva che si è fondata su un erroneo presupposto di fatto".
Figuarsi i tifosi della Juventus, talmente onesti intellettualmente da non accorgersi che per (almeno) cinque anni la squadra che loro trovavano invincibile altro non era che il centro di un perverso marchingegno di frode sportiva palese agli occhi di chiunque altro: hanno preso la palla al balzo per sploverare le solite baggianate. E dagli contro Guido Rossi, contro Francesco Saverio Borrelli, contro le società non coinvolte, Inter in primis. Molto italiano, come ragionamento: il ladro che se la prende con il derubato perchè le forza dell'ordine gli hanno restituito la refurtiva.
Intendiamoci subito, ci sono tifosi della Juventus che sono persone perbene che per anni hanno sofferto la presenza di Luciano Moggi nell'organigramma. Su tutti il giornalista Marco Travaglio, juventino doc, che nel lontano 1998 scrisse un libro sul sistema corrotto dal dg bianconero. Coautori di quel libro, che anticipava "solo" di dieci anni Calciopoli, ennesima riprova che era sotto gli occhi di tutti, due giornalisti sotto pseudonimo per non rovinarsi la carriera: tanto per dire quanto era il potere di Moggi e del suo staff anche fuori dai campi di calcio.
Va apprezzata anche la nuova dirigenza della Juventus, che pare decisamente intenzionata a togliersi di dosso l'insopportabile olezzo della Triade maledetta.
Purtroppo per la Juventus costoro sono la minoranza: il tifoso bianconero medio si incarna e si esalta nei deliri serali di Giampiero Mughini, ex direttore di Lotta Continua, oggi commentatore sportivo e ricattato da un ottico perverso.
Peccato che il prof. dott. avv. D'Onofrio confonda la giustizia sportiva con quella penale. Gli scudetti sono un premio sportivo. Non sono previsti nè nel codice civile nè in quello penale. Perciò l'unico giudice che può sindacare la legittimità o meno del premio per il primo classificato in campionato è il giudice sportivo. Quello, per intenderci, che ha condannato la Juventus alla retrocessione in Serie B e a nove punti di penalizzazione e Moggi e Giraudo a cinque anni di interdizione con la proposta della radiazione dalle competizioni sportive.
Per coerenza con le condanne, il giudice ha ritirato lo scudetto bianconero 2004-05 e assegnato alla seconda classificata quello del 2005-06, l'anno in cui è scoppiato lo scandalo.
Per quanto riguarda il processo penale, purtroppo per l'ex dirigenza della Juve, non si parla di scudetti o retrocessioni. Si parla di carcere. E se il Tribunale di Roma ha riconosciute parecchie attenutanti alla condotta di Moggi per quanto riguarda il filone Gea World, condannandolo "appena" ad un anno e sei mesi per violenza privata, il processo napoletano (quello vero e proprio) è appena iniziato. Aspettiamo le sentenza. In silenzio però. In sano, sacro, meditativo silenzio.
Figuarsi i tifosi della Juventus, talmente onesti intellettualmente da non accorgersi che per (almeno) cinque anni la squadra che loro trovavano invincibile altro non era che il centro di un perverso marchingegno di frode sportiva palese agli occhi di chiunque altro: hanno preso la palla al balzo per sploverare le solite baggianate. E dagli contro Guido Rossi, contro Francesco Saverio Borrelli, contro le società non coinvolte, Inter in primis. Molto italiano, come ragionamento: il ladro che se la prende con il derubato perchè le forza dell'ordine gli hanno restituito la refurtiva.
Intendiamoci subito, ci sono tifosi della Juventus che sono persone perbene che per anni hanno sofferto la presenza di Luciano Moggi nell'organigramma. Su tutti il giornalista Marco Travaglio, juventino doc, che nel lontano 1998 scrisse un libro sul sistema corrotto dal dg bianconero. Coautori di quel libro, che anticipava "solo" di dieci anni Calciopoli, ennesima riprova che era sotto gli occhi di tutti, due giornalisti sotto pseudonimo per non rovinarsi la carriera: tanto per dire quanto era il potere di Moggi e del suo staff anche fuori dai campi di calcio.
Va apprezzata anche la nuova dirigenza della Juventus, che pare decisamente intenzionata a togliersi di dosso l'insopportabile olezzo della Triade maledetta.
Purtroppo per la Juventus costoro sono la minoranza: il tifoso bianconero medio si incarna e si esalta nei deliri serali di Giampiero Mughini, ex direttore di Lotta Continua, oggi commentatore sportivo e ricattato da un ottico perverso.
Peccato che il prof. dott. avv. D'Onofrio confonda la giustizia sportiva con quella penale. Gli scudetti sono un premio sportivo. Non sono previsti nè nel codice civile nè in quello penale. Perciò l'unico giudice che può sindacare la legittimità o meno del premio per il primo classificato in campionato è il giudice sportivo. Quello, per intenderci, che ha condannato la Juventus alla retrocessione in Serie B e a nove punti di penalizzazione e Moggi e Giraudo a cinque anni di interdizione con la proposta della radiazione dalle competizioni sportive.
Per coerenza con le condanne, il giudice ha ritirato lo scudetto bianconero 2004-05 e assegnato alla seconda classificata quello del 2005-06, l'anno in cui è scoppiato lo scandalo.
Per quanto riguarda il processo penale, purtroppo per l'ex dirigenza della Juve, non si parla di scudetti o retrocessioni. Si parla di carcere. E se il Tribunale di Roma ha riconosciute parecchie attenutanti alla condotta di Moggi per quanto riguarda il filone Gea World, condannandolo "appena" ad un anno e sei mesi per violenza privata, il processo napoletano (quello vero e proprio) è appena iniziato. Aspettiamo le sentenza. In silenzio però. In sano, sacro, meditativo silenzio.
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mercoledì 1 aprile 2009
Fusione Inter - Milan

Sapevo che prima o poi sarebbe successo. Ne ho parlato a cena giusto qualche tempo fa con amici. La discussione aveva come tema " il calcio italiano in rapporto a quello inglese" e io continuavo a sottolineare come sia molto più affascinante e suggestiva la Premier League rispetto alla Serie A. Presupponendo che la mia è solo un'opnione (quindi opinabile) nel procedere col discorso sono all'improvviso spuntate dalla mente di un allenatore (ex giocatore di Serie A) alcune ipotesi molto fantasiose ma sicuramente di grosso effetto: una fusione dei club italiani di maggior rilievo (in genere appartenenti alla stessa città) per cercare di recuperare quell'appeal che ha contraddistinto il nostro calcio da sempre. Ipotesi per altro più volte prese in coniderazione dai diretti interessati ma (sempre secondo me) senza la dovuta serietà. L'idea è partita da Genova dove per Sampdoria e Genoa si era prospettata una fusione tra i due club, prontamente smentita da entrambe le parti. Successivamente rumors parlavano di un'assunzione delle società ChievoVerona da parte dell'altra squadra di Verona, l'Hellas, voce anch'essa smentita più che dai presidenti dai tifosi inferociti delle due compagini. Ieri, durante la conferenza stampa che sanciva la chiusura del G8 Social Summit, ci ha pensato il nostro presidente del Consiglio a scaldare (e preoccupare) gli animi dei tifosi di Inter e Milan. Berlusconi, per rispondere ad una domanda sul perchè della crisi del calcio italiano ha cercato (da buon presidente) di trovare una soluzione:"Bisognerebbe unire le forze!". Il giornalista dal canto suo ha chiesto subito maggiori spiegazioni al Presidente che ha chiarito:
"Intendo unire gli sforzi almeno per quanto riguarda la città di Milano. I costi stanno diventando insostenibili con la crisi e una ipotetica fusione con l’Inter di Moratti farebbe nascere un vero e proprio dream team, sotto tutti gli aspetti. Dal punto di vista societario il nuovo club diverrebbe una macchina formidabile, l’unione di due gloriose storie calcistiche, con uomini di altissimo livello e di vasta competenza. E i migliori giocatori farebbero la fila per venire, con ingaggi più alti e stimoli maggiori. La reazione dei tifosi? All’inizio non capirebbero, è normale, ma poi con il tempo si abitueranno. D’altronde anche il mio partito, composto da uomini provenienti da storie politiche diverse, nacque nello scetticismo generale e siamo arrivati dove siamo adesso…Avanzerò la proposta all’Inter".
All'inizio, da buon tifoso interista, sono rimasto piuttosto "stupito" da questa situazione ma col passare del tempo mi sono convinto dell'utilità della cosa, fondamentalmente per i due motivi suggeriti dal buon Silvio:
1) La fusione permetterebbe di avere una squadra di primissima qualità: i giocatori migliori, i dirigenti più competenti, un maggiore fascino nei confonti dei giocatori più forti. E sotto il punto di vista calcistico non è poco.
2) I vantaggi dal punto di vista economico sarebbero notevoli.
Ma i tifosi? Coloro che per anni si sono insultati, odiati, derisi a vicenda come la prenderebbero? Io non me la prenderei. Questo è certo. Farei molta fatica all'inizio ma solo la prospettiva che la mia squadra sparisse trascinata dalla c.d "crisi" mi fa rabbrividire. E' difficile pensare ad una Milano calcistica dove i colori sociali siano il rosso-nero azzurro e lo stemma di rappresentanza un' invenzione di qualche grafico pubblictario che unisce un serpente ad un diavolo. Però l'idea di un centrocampo con Cambiasso Pirlo Kakà e Zanetti mi mette l'acquolina in bocca (calcisticamente parlando). Siamo indubbiamente di fronte a un cambiamento della tradizione ma è altrettanto certo che se la squadra di Milano fosse stata una Vieri e Ronaldo non avrebbero avuto due stipendi dalla Milano calcistica. Uno smacco per i tifosi ma soprattutto uno Spreco. Per il calcio (quando un giocatore è finito è finito) per le società(soldi a palate a un giocatore finito) e anche per loro (una famiglia no?) C'è anche da considerare un altro aspetto molto importante: le piccole squadre. Quanto aumenterebbe il gap che già divide Milan, Inter, Juve, Roma e (forse) Lazio dal resto delle squadre italiane? Quali ripercussioni avrebbero? Questo è un problema ancora più grande sul quale forse ritorneremo poichè merita ben più di due righe.
Avrà ragione il nostro "Primo Ministro"? Lui presidente del Consiglio e "consigliere" della nuova "Milano Calcio"(o Milinter o Intilan o Internaziolan"), Moratti e Galliani co-presidenti per un calcio più vicino alla Premier League. Dimenticavo. Ancelotti o Mourinho!?! L'importante è non finire la stagione con "Sero Tituli".
Michele Valli
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